domenica 3 ottobre 2010

Legittima lettera minatoria


L'idea per questo blog mi è venuta quando mi sono trovato a rivivere una vicenda condominiale di cui ero stato spettatore anni addietro. Meccanismi, situazioni, personaggi che si riproponevano tali e quali. Le stesse assemblee, gli stessi interventi, la stessa minacciosa evocazione dell'AVVOCATO.
Mi è venuta voglia di costruirci sopra un esperimento letterario.
Ho rubato l'ambiente e  l'atmosfera dai condomini descritti da Ballard in Millennium People (Famiglie costrette dalla loro stessa condizione ad un livello di vita che fa loro spendere la maggior parte di quello che guadagnano e che, anzi, si sentono in colpa se non spendono abbastanza) e ho costruito i miei personaggi pensando ai cento condòmini che ho incontrato nella mia vita e ai mille di cui mi hanno parlato gli amici.
L'esperimento è, ahimè, fallito per mancanza di lettori: pochi, pochissimi contatti, quasi nessun feed-back.
Avevo deciso di mollare. Poi, il 21 settembre,  ho ricevuto una lettera. Un avvocato, in rappresentanza di due simpatici amici, mi accusa di diffamare i suoi assistiti attraverso il mio blog e minaccia querela.
Dico subito che non mi sono rimesso alla tastiera per rispondere a quella lettera. A questo ci ha pensato il mio avvocato. E non discuterò nemmeno del presunto reato (non è questa la sede).
Parlerò di Stile (cosa che, in fondo, ho sempre fatto in questo blog), perché, come diceva Lord Brummel, lo Stile è l'Uomo.
Nella lettera che ho ricevuto la cosa più interessante è la data: 20 settembre 2010. La notizia del presunto reato, infatti, viene fatta coincidere con la pubblicazione di due post il 20/06/2010 e il 26/06/2010. L'ultimo giorno utile per la presentazione della minacciata querela (il nostro codice prevede un massimo di novanta giorni dalla notizia del reato) sarebbe stato lo scorso 23 settembre .
Una cosa risulta evidente: questa lettera non prevede alcuna possibilità di risposta.
- Non c'è niente di male. - dirà qualcuno di voi - Ti hanno voluto mettere alle strette. Ti hanno dato due giorni per chiudere il blog, minacciando querela, senza possibilità di appello!-
Ma non è nemmeno così. In effetti, l'intimazione a chiudere il blog entro due giorni nella lettera è presente ma l'avvocato si premura di precisare ("Premesso che i miei clienti si riservano di decidere se sporgere formale denuncia...") che la presentazione della denuncia è indipendente da quello che deciderò di fare.
Ora, in caso di querela, la frettolosa chiusura del blog dal parte mia potrebbe essere letta dal magistrato come l'ammissione della volontà di diffamare: o mi prendono per cretino o questa lettera non ha nemmeno l'obiettivo di farmi chiudere il blog.
E allora se non serve ad aprire una trattativa e non serve a farmi chiudere il blog, a cosa serve?
Di fatto, l'unica azione concreta, pratica che fa questa lettera è comunicare una minaccia, seppur legittima. Con corretta etimologia la potremmo definire una Legittima Lettera Minatoria.
Di questa vicenda mi colpiscono due cose.
La prima è che, in fondo, troviamo normale che una missiva, nascondendosi dietro l'autorità che le dà quel "Avv." nella carta intestata abbia l'unico fine di intimidire. Quante lettere di questo tenore che non hanno altro fine pratico che veicolare minacce vengono spedite e ricevute ogni giorno in Italia?
La seconda è che l'intimidazione, in qualche modo, ha effetto: questo pezzo che pubblico oggi è, in realtà già pronto da una settimana ma... quanti dubbi, quanti ritocchi, quanto timori.
Ed è qui che arriviamo al punto che veramente mi interessa, la questione di Stile. Questa lettera, o meglio, questo tipo di lettera è il paradigma di un certo Stile nel rapporto con l'Altro.
Si mandano intimidazioni ai nemici. Si blandiscono gli indecisi cercando di conquistare una delega o un voto. Si studiano con esperti legali i modi per aggirare o forzare le delibere della maggioranza.
- Ma che bell'ambientino!- direbbe un po' rozzamente il mio amico Baldassare Cesarotti.
E' la nostra democrazia quotidiana. Ma non vi richiama alla mente qualcosa? Non vi ricorda quello che seguiamo ogni giorno al Telegiornale, quello che sta succedendo nel nostro parlamento proprio oggi?
Ma se è questo è il nostro Stile, se questo è per noi  l'Altro, allora, forse, non è quella la politica che ci meritiamo, lo specchio fedele in cui possiamo riconoscerci ?
Questo è (era ?) l'argomento del mio blog.
In fondo dietro i miei personaggio si nascondono i vari Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Pier Luigi Bersani, ecc., o meglio, i loro comportamenti resi privati e quotidiani, ed è forse proprio per questo che Caio, Sempronio e Pinco Pallino vi si riconoscono. 

sabato 26 giugno 2010

2 - Democrazia imperfetta

Il governo dei Giusti non è di questo mondo. Concerne l'Utopia dove i filosofi sono al potere e decidono in conformità col Bene e indipendentemente dalle maggioranze.

Noi mortali ci dobbiamo accontentare della democrazia: non il Giusto, ma, comunque, il minore dei mali; e una buona democrazia non si distingue per il Potere che dà alla maggioranza, ma per le Regole con cui tutela le minoranze.

Oggi, molti pensano, Presidente del Consiglio in testa, che le Regole siano orpelli, inutili intralci all'Efficienza, che per elezione diretta la Maggioranza dovrebbe controllare i giudici, i presidi delle scuole, gli insegnanti, i vigili urbani,  che chi non si omologa alla Maggioranza del Paese (sia esso un cittadino o un rappresentante democraticamente eletto) rema contro, è un pericolo da neutralizzare.

Forse avevano a che fare con queste riflessioni i pensieri che popolavano le menti di Annibale Pellestrini e Vasco Vendemmiati quando in un caldo pomeriggio di fine primavera si presentarono, un nutrito pacco di documenti sottobraccio, all'assemblea condominiale del complesso Villabruna.

Villabruna era una condominio ormai sfuggito al controllo. Un tempo c'era un amministratore di polso e ciò che andava fatto veniva fatto e ciò che andava speso veniva speso senza tante storie. Poi qualcuno pretese si cominciasse a votare ed era scoppiata l'anarchia, e con l'anarchia il degrado.

Quante frustrazioni nel recente passato: bocciata l'idea del piazzale in porfido, bocciata l'idea del giardiniere part-time, drasticamente ridimensionato il progetto di mini parco giochi per i bambini; ogni iniziativa per restituire a Villabruna il suo prestigio veniva regolarmente castrata dall'insensibilità e dall'avarizia degli altri condomini.

Oggi, però, Pellestrini e Vendemmiati erano rilassati e di buon umore. Con la tranquillità di chi sa di essere nel giusto, si presentavano con un piano di azione preciso che non lasciava scampo.

Prese la parola Annibale Pellestrini. L'argomento era la manutenzione di un ampia area verde di proprietà comune.

I Cesarotti
I Cesarotti

Quest'area, di fatto accessibile solo da Villabruna sud, è di proprietà di tutti i condomini in virtù di alcuni servizi comuni (un bombolone di GPL interrato ed un impianto di fitodepurazione) che ospita. I condomini di Villabruna nord non hanno mai avuto interesse ad averne una cura particolare e hanno trovato come alleati i Cesarotti, sempre inclini a risparmiare.

Vasco e Annibale avevano scelto proprio questo terreno, su cui rischiavano di essere due contro tutti, per sperimentare la loro nuova strategia. Vincere avrebbe aperto le porte alla trasformazione di Villabruna.

L'esposizione del dottor Pellestrini fu chiara e dettagliata: interventi continuativi per il taglio dell'erba, la concimazione, la risemina e la potatura, installazione di un impianto di irrigazione automatico, ecc.

Terminata l'esposizione rimase per un po' in silenzio scrutando le facce dei presenti, ma non appena qualcuno alzò la mano probabilmente per dire che quelle proposte l'assemblea le aveva già ascoltate e respinte ecco il coup de théâtre preparato con cura.

- Un momento - disse - ancora una cosa. Ieri siamo andati dall'Avvocato! Secondo noi, le misure proposte sono il minimo indispensabile per mantenere un Area Verde. Nel caso l'assemblea le respinga la forzeremo ad adottarle per via legale.-

- D'altronde - continuò - all'assemblea conviene accettare la nostra proposta. In caso di azione legale il condominio sarà costretto a incaricare un avvocato e quello che risparmierà nella manutenzione del giardino lo spenderà in spese legali.-

Il silenzio cadde come una cappa di piombo. Negli occhi di Vasco e Annibale, pur impassibili, si leggeva il trionfo. Logica ferrea, nessuna scappatoia. I buzzurri erano rimasti intrappolati nella loro stessa rete.

Quelle parole avevano evocato un nuovo e inatteso ospite. L'Avvocato, in qualche maniera, si era materializzato nella stanza. Anche se invisibile tutti ne avvertivano la presenza, quasi potevano toccarlo. Era l'Avvocato senza nome e senza volto, l'Avvocato con l'A maiuscola del Processo di Kafka, l'Avvocato che se ne sta seduto in ombra senza parlare, la cui sola presenza incute paura e rispetto.

Fu Baldassarre Cesarotti a chiedere per primo la parola. Tutti si aspettavano qulache battuta di cattivo gusto e invece esordì: - A proposito di avvocati, voglio raccontarvi una storia di democrazia imperfetta.-

E così prese a narrare di Cesare Rossi avvocato in Bologna con un piccolo studio di proprietà al primo piano di uno stabile in via Saragozza e del suo scontro con Francesco Butteri, imprenditore, proprietario nello stesso palazzo di uno stupendo attico di quasi 400 metri.

L'avvocato Rossi (50 millesimi) avrebbe voluto ristrutturare le scale, per sua comodità e per il prestigio del palazzo, l'ing. Butteri (quasi 300 millesimi), che già pagava la metà dei costi di manutenzione dell'ascensore (unico mezzo che usava per salire e che lo portava fin dentro al suo appartamento) non ne voleva sentir parlare.  Era un contrasto insanabile: da un lato c'era chi pagando un ventesimo dei lavori ne avrebbe ricavato vantaggi enormi, dall'altro chi pagandone quasi un terzo non ne avrebbe ricavato praticamente alcun vantaggio. Da che parte stava la ragione?

- Ci lo sa! - concluse Cesarotti - Abbiamo a che fare con due posizioni inconciliabili, entrambe con le loro ragioni. Ma in fondo non ci interessa. Il compito della democrazia, anche a questi livelli, non è quello di stabilire ciò che moralmente e giusto, ma quello di evitare conflitti applicando le regole. E, in generale, la regola nei condomini è chi più paga più pesa nelle decisioni.-

Man mano che il racconto proseguiva il viso di Annibale Pellestrini si faceva sempre più scuro e dai suoi occhi partivano lampi d'odio all'indirizzo di Cesarotti. Era chiaro che la questione da semplice calcolo economico rischiava di trasformarsi in questione di principio, e le questioni di principio scaldano gli animi.

Infatti la rabbia per il minacciato ricatto prese il sopravvento. Ci fu chi propose di recintare l'area per rendere uguali le condizioni di accesso tra le due parti del complesso, chi propose di sfidare l'Avvocato e lasciare l'area incolta, chi sostenne che PER LEGGE bastavano due tagli annui, ecc., ecc.

Alla fine spuntò la proposta di mediazione dal dottor Richter: confermare il budget dell'anno precedente e su questa si andò al voto. In silenzio come era arrivato il fantasma dell'Avvocato sparì nell'ombra e la votazione confermò il due contro tutti che era nell'aria.

Ma lo scontro era solo iniziato.

Continua...

domenica 20 giugno 2010

1 - Personaggi e interpreti

La vicenda è ambientata in un piccolo complesso residenziale che sembra uscito da un romanzo di James Ballard: classe media agiata, villette con giardino, macchine di lusso, arredamenti firmati, prati all'inglese. Famiglie costrette dalla loro stessa condizione ad un livello di vita che fa loro spendere la maggior parte di quello che guadagnano e che, anzi, si sentono in colpa se non spendono abbastanza.
Contrariamente a quanto succede nei romanzi di Ballard gli abitanti di Villabruna non si ribellano alla loro condizione. Anzi esprimono il loro disagio, sempre che avvertano un disagio, litigando fra di loro, praticando in assemblea il vecchio gioco della democrazia e delle scaramucce legali.

Il complesso Villabruna è diviso in due blocchi con accessi contigui ma separati. A Villabruna sud abitano quattro famiglie.

Annibale Pellestrini, medico e professionista integerrimo, ama l'ordine, la sua automobile e il prato all'inglese.

Vasco Vendemmiati, top manager, è uno di "lupi con i denti aguzzi" che tanto piacevano a Marcello Dellutri quando era presidente di Publitalia. Non ha tempo da perdere, ma è costretto ad occuparsi di beghe condominiali da un paio di buzzurri che non hanno ancora capito dove sono venuti ad abitare.  Il suo ottimismo e il suo buonumore sono inattaccabili. Unica pecca nella sua vita perfetta i suoi coinquilini che lo costringono ad invitare i suoi amici (tutti ricchi e importanti) solo la sera e d'inverno, quando il buio copre con un velo pietoso le loro case, le loro siepi e i loro giardini.

Vertigine Conti, mamma lavoratrice, è ricca e distratta. Il suo giardino e la sua siepe sono una delle pietre dello scandalo.

I Cesarotti sono considerati, a seconda dei casi, dei simpatici e balordi veterosessantottini o buzzurri inadeguati al decoro che Villabruna meriterebbe. Il loro giardino, rude e selvatico, con un orto di fragole e tanto radicchio, è considerato da qualcuno una vera e propria provocazione.

Le quattro familgie di Villabruna sud sono a stretto contatto. Condividono l'entrata, un area parcheggio e un pezzo di prato. Si spiano dalle finestre socchiuse e da dietro le siepi. Tramano alleanze e colpi di mano. Invitano a cena Avvocati, Giornalisti e Storici dell'Arte.

Villabruna nord è subito a monte.  Le villette sono sistemate attorno alla maestosa villa padronale e guardano dall'alto in basso il resto del complesso. La posizione dominante induce i suoi abitanti ad un'attitudine più tranquilla e distaccata.

Corinne Vincenzi, proprietaria di un'ala della villa padronale, e i coniugi Brighenti (due simpatici pensionati) abitano altrove. Hanno acquistato per investimento e frequentano quasi più l'assemblea condominiale delle loro proprietà.

Ascanio Casagrande, direttore di banca, è impegnato in una ristrutturazione senza fine e a cinque anni dall'acquisto ancora non fatto trasloco. Il suo chiodo fisso è la siepe di Vertigine Conti che ha ormai raggiunto i cinque metri e sta invadendo la sua proprietà.

Vincenzo Richter, neurologo, farebbe volentieri a meno di occuparsi di microdemocrazia condominiale, se non fosse che i suoi 250 millesimi di proprietà comuni, con cui finanzia un quarto dell'intero bilancio, lo costringono a tenere sotto controllo i conti.

Da poco più di due anni alle riunioni si è aggiunto anche Philip Colemam, inglese italianizzato (parla con un forte accento emiliano) che ha acquistato una villa al di fuori del perimetro di Vallebruna ma che condivide con il complesso residenziale alcuni servizi.

Infine ci sono gli Assenti che non hanno mai assistito alle snervanti diatribe condominiali o ne sono fuggiti al primo assaggio. Furbi ? Menefreghisti ? Saggi ?. Come dice John Lennon "La vita è ciò che ti capita quando sei tutto impegnato in altri progetti".

E gli interpreti ?

Beh, gli interpreti sono lì fuori, nella vita reale. Sono i vostri vicini. Non posso fare i loro nomi per ovvi motivi di privacy. Ma anche volendo come potrei elencarli tutti ? Ognuno di voi ha i suoi, e li conosce bene.

continua....